Pubblico dalla pagina facebook di LAICI, LIBERTARI E ANTICLERICALI la loro illuminante presentazione:
Il termine "laico" precede l'invenzione del cristianesimo e indica chi rifugge dalle comunità chiuse.
Il laico è l'"appartenente al popolo" ("laikós" = uno del popolo, estensione della parola "laós" = popolo), ossia chi non fa parte di una comunità chiusa, tipo la setta cattolica o altra comunità che presuppone una legge interna indiscutibile.
Ecco perché l'uso del termine "laicista" è grammaticamente un errore. Infatti già la parola laikós è l'estensione della parola laós. Non esistono estensioni di parole che sono già estensioni di altre. Non esiste "l'appartenente agli appartenenti al popolo". Ma non meraviglia che i polemisti cattolici alla Giuliano Ferrara siano a digiuno di grammatica.
Ecco perché il laico è persona scevra da pregiudizi, disposta ad accogliere le altrui opinioni, senza presupporre posizioni preconcette o dogmi. Ecco perché il laico non è uguale agli altri laici, ma ragiona con la propria testa, non con quella di un papa, di un profeta, di un messia, un predicatore, ecc.
Ecco perché il termine laico indica anche l'estraneo a una professione (i consiglieri laici del CSM, i giudici laici ossia non togati ecc).
Ecco perché l'uso del termine laico in ambito ecclesiastico, per designarne l'estraneo alla casta sacerdotale, configura il carattere settario e di separazione tra i membri della casta cattolica (i sacerdoti e i loro superiori) e il gregge dei fedeli, costretti a ubbidire alle leggi della casta cattolica per evitare la scomunica dalla comunità.
Ecco perché certi ignoranti cattolici dovrebbero sapere che il termine "laico" non è affatto di origine ecclesiastica, ma nasce almeno mezzo millennio prima della nascita del predicatore Gesù il nazareno.
Una lezione che dovrebbero imparare quegli ecclesiastici che fanno finta di ignorare che la laicità non è quella "positiva", che comporta privilegi per la casta cattolica, ma è la assenza di legami con questa casta di parassiti, appartenenti a una comunità chiusa.
sabato 9 giugno 2012
giovedì 7 giugno 2012
CORRISPONDENZA TRA DUE AMICI
D'ora innanzi pubblicherò nella rubrica 'Corrispondenza tra due amici' i temi che possono essere di interesse generale. I due amici sono il sottoscritto Alberto Re e Pierfranco Bianchetti.
Mi piace iniziare con una bellissima lettera di Pierfranco.
Mi piace iniziare con una bellissima lettera di Pierfranco.
Caro Alberto,
sono convinto che la società civile sta compiendo progressi notevoli. Oggi ritengo che le battaglie civili stanno facendo il loro corso. Guarda la questione delle unioni tra gay, ecc. assolutamente impensabili fino a qualche anno fa'; la convinvenza tra persone non sposate, che sta di gran lunga aumentando rispetto ai tradizionali matrimoni; una maggiore e più forte consapevolezza dei problemi ambientali, della difesa della natura, della battaglia ancora poco significativa, a favore dei diritti degli animali : la vivisezione, le brutalità a cui sono ancora sottoposti questi essere viventi, che l' uomo ha deciso con la sua feroce superiorità di sacrificare al suo potere e alla sua prepotenza, non sono cose da poco per lo sviluppo dell' umanità in senso positivo. Se rivedi Gli uccelli di Hitchcock, un film che mi lascia sempre a bocca aperta, forse la ribellione dei volatili così come di altri animali presenti sulla terra, magari tra molti anni potrebbe essere non più una fantasia cinematografica, ma una realtà se non cambiamo il mondo e il nostro modo di vivere..... Insomma i partiti fanno fatica a trovare una loro collocazione positiva, è vero, compreso ovviamente il PD, ma sono convinto che con l' appoggio di tutti quei movimenti ed espressioni di progresso nei vari campi che man mano mi sembra vengano alla luce, la vita si trasformerà in positivo, altrimenti il nostro destino e quello dei nostri figli e nipoti è segnato. Penso proprio a Matteo e Sara, i miei nipotini, che stanno crescendo all' insegna dei valori di cui sopra. Probabilmente saranno ancora una minoranza, ma in futuro forse no. Pertanto le concezioni filosofiche primarie d' oggi, come il laicismo, la religiosità, ecc. sono destinate a diventare obsolete, perchè l' umanità avrà ben altre cose sulle quali impegnarsi. Probabilmente mi dirai che sono un sognatore, ma io la penso così. Come penso, rispetto a prima ( sarà l' età che avanza) che non tutto finisce con la morte fisica. Il nostro spirito o come cazzo si chiama, cioè tutto quello che abbiamo prodotto nella nostra esistenza e nella nostra testa, forse andrà da qualche altra parte e possibilmente in un' altra dimensione psichica. Questo però è un tema nel quale sei tu il maestro in quanto raffinato studioso di fisolofia. Volevo solo dirti che il materialismo non mi basta più, ma poi quando sarà il momento giusto vedremo cosa succederà...... Magari aspettiamo di conoscere quello che verrà ancora tra un po' di anni. Vi è tanto cinema da vedere e da interpretare e tanti studi di filosofia da completare prima del grande giorno.... Questa è la nostra speranza...
domenica 22 gennaio 2012
IL PRIMARIO
Non è possibile cambiare nulla, o forse solo qualcosa: troppo poco!Comunque vale la pena di giocare la partita, come una normale dicalcio o di rugby, se non altro vale l’avervi partecipato. E’l’umanità distruttiva e autodistruttiva, e il Primario (come si dicein Lavazza) l’aveva già stabilito, o, forse, non c’è. Ma in realtà chi è il Primario??? Siamo tutti noi e, come? Una volta diventaticonsapevoli…., ma ahimè, la consapevolezza non si compra dal tabaccaiocome un pacchetto o una stecca di sigarette e quindi tarda a venire,se verrà. Purtroppo, soffriamo di un’epidemia diffusa: l’Io-Essere cheil Primario ci ha dato, ha in sé anche la sua fragilità e precarietàe, ovviamente, tutti i peggiori mali: dall’ignoranza alla gelosia,dall’invidia al bisogno di possedere per essere, a… e prima di fareconsapevolezza è lunga: forse generazioni se non vite.La consapevolezza, per entrare nell’alveo della neutralità, purtropponon si impara neanche nelle università di Harvard o di Oxford, servonodi ma si diventa solo più colti, se poi non si ha la vocazione dicoltivare l’intelligenza, quindi di fare esperienze, si può soloappendere alle pareti come un ricordo di gioventù. Leggendo libri puòanche essere utile ma dipende da quali libri e con quale spirito… epoi chi sono gli influenzatori e gli influenzati. E’ tutto un casino,un grande casino e forse solo il Primario, pregando e ignorando ilmondo, ti può aiutare.Forse siamo nati sbagliati e sbagliatamente in un mondo ostile eavverso ma se solo il nostro io, ego, intimo… ci avesse detto di di:accetta, forse saremmo diversi, diventati anche noi piccoli o grandiRockfeller amministratori insieme ad altri e in nome del Primario, delmondo. Vi pare? Purtroppo, la nostra coscienza ci ha detto di nlo. No!Perché? Questo, amico non te lo so dire: il Primario che non c’è,forse ha deciso così, ma anche, il Primario contiene in sé sia il beneche il male, infondo è la stessa cosa, perché preoccuparci tanto?!Forse loro che hanno detto sì, andranno in paradiso e noi all’infernoper il no, o forse loro negli inferni peggiori e noi nei paradisimigliori, di frequenze elettromagnetiche e cosmiche, s’intende. Però,se sotto sotto faccio il furbetto del quartiere, ogni tanto, forse nonse ne accorge nemmeno il Primario ed io mi scopo le migliori fiche evado nei migliori ristoranti e resort, mica male, no?Italia dei Briganti, mendicanti e truffatori, vieni Italia al miocancello, alla mia anima che: “se desta” uscendo dall’ovile infranto.Lunga vita ai peccatori perché loro saranno salvati e saranno i primi:tu che sei povero sarai tra gli ultimi e nessuno ti salverà: neancheil Primario! “Colomba Bianca vola: diglielo tu, che non sarai piùsola”. Già, è arrivato anche messer Partecipazio! Tony Rosso
sabato 21 gennaio 2012
FONDAMENTI ED INDIRIZZI GENERALI
IL MOVIMENTO LAICO E LIBERTARIO
E'
SUL FONDAMENTO TEORICO E PRATICO:
NON-VIOLENTO
ANTI-AUTORITARIO
NEGLI INDIRIZZI GENERALI:
EGUALITARISTA nell'assetto Sociale e Civile
COOPERATIVISTA in Economia
FEDERALISTA nella forma di Stato
A-CONFESSIONALE nell'ambito Religioso
lunedì 26 settembre 2011
POVERA ITALIA!
Pubblico volentieri il pensiero dell'amico Vanni De Conti, che condivido totalmente.
Lo schifo che gli Italiani per bene sono costretti a sopportare è tale che diventa anche improbo descriverlo. Diversamente, quante cose avrei da aggiungere (non basterebbe un volume come la Bibbia) e parole da inventare! Me ne astengo volutamente. Un 'proverbio' però mi sento di esprimere.
IL VOMITO
Supponiamo che ogni uomo possa vedere il contenuto dell'anima di ogni altro uomo. Nel caso di Berlusconi, per fortuna, è solo una supposizione. Altrimenti bisognerebbe avvertire i visitatori della sua anima di farlo in condizioni di digiuno. Perché nessuna persona decorosa riuscirebbe a trattenere il vomito. E vomitare non è certo una buona cosa!
Alberto Re
POVERA ITALIA! MA SE LO MERITA.
Berlusconi, zanza nazionale, poi internazionale, è stato fatto eleggere dalle multinazionali che si sono insinuate ed hanno influito nel mercato del voto per un unico scopo: far crollare l’Italia, visto che era già abbastanza in bilico, sull’orlo del precipizio, causa il suo debito pubblico e la viziosa sarabanda politica.
Oggi che siamo ormai all’epilogo, possiamo notare meglio che questo personaggio e la sua banda, oltre il suo governo in combutta con quest’ultima, altro non hanno fatto che immobilismo, inadempienze, personalismi: insomma tutto il peggio possibile che si possa fare in politica. Mai una legge per rinnovare, mai una per rilanciare il mercato del lavoro, per migliorare la mediocrità e la bassa linea degli stipendi che in Italia sono circa la metà di quelli dei paesi più evoluti: solo temporeggiare, falsificare, e Berlusconi fare il pagliaccio buffo e a volte tragico, l’erotomane. Ma ve ne siete accorti o no?
Il caro presidente, che non vuol fare marcia indietro e con la bugia è ancora lì, altrimenti con la verità sarebbe in galera da anni invece che continuare ad essere nababbo della stupida Italia papalincomunista. Ormai il caro premier ha salvato quasi tutte le sue magagne, compie 75 anni, quindi, secondo la legge italiana, niente più prigione. Evviva!
Vanni De Conti
sabato 19 marzo 2011
COMPRENSIONE DELL'ESSERE - 4
IL PREVALERE DELL'ERRORE
Che una cosa appaia o non appaia è volontà del Destino. La sola Volontà che ottiene ciò che vuole.
E ciò che vuole è innanzitutto lo stare dell'Essere: lo stare che per essere tale esclude con verità (ovvero con la propria incontrovertibile e non smentibile realtà) la possibilità del divenire delle cose, misurandone l'estrema follia quando si pensi che tale possibilità esista. Di più sia l'evidenza indiscussa. Da parte dell'esistente non esiste un suo provenire dal nulla, il trattenersi limitato e provvisorio nel tempo ed infine il suo ritornare nel nulla. Nascita e morte, così come significati dal linguaggio prodotto dal nichilismo, non esistono. La stessa esistenza, in quanto fuori (ex) dallo stare dell'essere (sistere) non è l'esistenza testimoniata dalla verità dell'essere. Anche ciò che esiste, per il nichilismo ossia per ogni forma di cultura sin qui prodotta dall'uomo, esiste come separato dall'essere. Nel sottosuolo del nichilismo, l'esistenza non è. Ma dal momento che il nichilismo non è in grado di riconoscere se stesso perché dovrebbe riconoscersi come pura ed estrema follia, deve pensare una tale proposizione come un non senso e quindi rifiutarla sotto l'aspetto della razionalità.
Tuttavia quanto cacciato dalla porta, rientra dalla finestra. E così la follia si maschera dietro 'il velo di Maia' delle filosofie orientali secondo le quali l'esistenza è una illusione e se non è illusione non è neppure vita vera perché la vita vera viene dopo questa che viviamo sulla Terra (Cristianesimo).
Vi è una ragione ed una sola per spiegare la nascita delle religioni: la necessità di mascherare la Follia e l'Errore prodotti dal Nichilismo (il nichilismo, per quanto debole e sfumato, preesiste all'avvento della Filosofia: la grandezza della Filosofia è quella di aver portato alla luce ciò che, la fede nel divenire, era stato sin lì nascosto o travisato) sino a presentare l'una e l'altro nel loro opposto che è insieme la loro negazione: la Follia diventa Ragione Suprema e l'Errore diventa Verità.
Proprio là dove si predica la non-violenza, la pace, la fratellanza, etc vi è la radice più salda da cui trova sostegno la violenza .
Perché la violenza scaturisce là dove vi è l'errore e diventa incontenibile quando, con volontà perversa, l'errore è presentato come verità.
Si deve allora dire che le Religioni, in primis le Religioni monoteiste, sono la forma più esplicita e più grave della perversione umana.
Vero che anche la Metafisica ha avuto la sua parte nel pervertire la ragione umana, ma il suo percorso è sempre stato contraddistinto dalla prudenza dei filosofi nell'esporre il proprio pensiero. Ogni teoria filosofica non è mai stata data come verità assoluta, tanto chè in ognuna vi si trovano elementi di ponderazione, di interrogazione, di sospensione dal giudizio, etc...che inducono il lettore ad esercitare quello che Cartesio chiamerà 'dubbio metodico'.
A nessun filosofo, insomma, è mai venuto in mente di presentarsi come figlio di dio...
Siamo giocoforza costretti ad usare un linguaggio fortemente contaminato dalla fede nel 'divenire'. Per dar conto dell'essere occorre fare i conti con un linguaggio che non è tale da dare una ‘ragione’ comprensibile alla realtà ed identità dell’essere. Il linguaggio umano si è in vero formato unicamente in relazione a ciò che appare, al manifesto di cui si ha esperienza. La possibilità di una comunicazione in cui gli interlocutori comprendano allo stesso modo il significato della parola detta o scritta è data ove la parola si riferisca ad un qualcosa di semplice e di concretamente sensibile. Se dico ‘neve’ posso con certezza aspettarmi che il mio interlocutore comprenda il significato del termine ‘neve’ allo stesso modo con cui lo comprendo io. Ma se parlo, ad esempio, di ‘anima’ non posso aspettarmi la stessa comprensione che io ho del significato di ‘anima’ da parte del mio interlocutore. Quando ci si riferisce a dei termini astratti stabiliamo una comunicazione in cui riveste una grande rilevanza il carattere della interpretazione soggettiva, non venendo in questo caso in aiuto l’oggettività concreta della cosa capace di essere percepita attraverso i sensi.
Non a caso quella sul linguaggio è diventata una componente prevalente nello studio della filosofia contemporanea. E l’ermeneutica, da originario studio dei testi sacri, si è estesa sino a comprendere l’analisi dell’intera struttura semantica del linguaggio.
Come si può ben intuire, i problemi che si pongono sono estremamente complessi.
Va da sé che il linguaggio parlato dalla scienza non sia idoneo a parlare dell’essere. Il linguaggio che accompagna la ragione nella comprensione del suo percorso scientifico non è infatti lo stesso linguaggio in grado di accompagnare la ragione nella comprensione dell’essere.
In altri termini, il linguaggio che parla del divenire delle cose possiede una struttura semiotica e semantica altra dalla struttura linguistica atta a significare dell’essere.
E, come l’essere, avente il segno della fermezza ed immutabilità.
Questo linguaggio, che non possiamo definire come nuovo perché da sempre conservato nell’eternità dell’essere, comincia ad apparire. Un suo accenno è già nelle parole che testimoniano di un problema ignorato da ogni tipo di scienza e che abbiamo posto nei termini di ‘una comprensione dell’essere’.
Un compito che non può essere affidato che alla ragione. La quale, allo stato attuale del suo sviluppo e della sua conformazione, non è però in grado di assolvere. Poiché oggi la ragione parla con le parole della scienza e della tecnica, ogni tentativo di affrontare il tema finisce inevitabilmente per alimentare il contrasto con l’esperienza e con la struttura interna del linguaggio stesso. Che essendo direttamente in relazione con l’apparente mutare degli enti esperiti, spiega già il contrasto che attualmente una razionalità diversa da quella scientifica avrebbe nel suo rapporto con l’esperienza e la realtà.
Il contrasto tra ragione ed esperienza di cui si faceva cenno all’inizio della trattazione non ha bisogno dunque di ulteriore spiegazione, stante l’analogia che tale contrasto ha rispetto alla struttura del linguaggio: tema sul quale riteniamo di avere sufficiente riferito.
Il modo in cui oggi come ieri è accolta la realtà attraverso la percezione dei sensi (il modo dell’esperienza) e la sua traduzione linguistica (il modo prima della metafisica e poi dell’indagine scientifica) non è il modo attraverso il quale può essere accolta la realtà dell’essere.
Che per la metafisica certamente costituisce lo sfondo necessario ed immutabile che permette il divenire degli enti, ma secondo un processo in cui viene marcata la differenza ontologica tra l’essere e l’ente che appare. L’ultimo tratto del percorso della metafisica parla così con Heidegger di un ‘oblio’ dell’essere, che è una maniera elegante di mostrare l’alterità dell’essere rispetto all’ente. Con il risultato finale di una vita dell’uomo come vita alienata, deviata dal retto percorso che già la Dea della Giustizia aveva indicato a Parmenide come l’unico percorribile ogni caso per la filosofia, anche quando non vuol essere metafisica, l’essere continua a rimanere una realtà ineludibile e pertanto punto centrale della propria ricerca.
Contrariamente a quanto accade nella scienza, la quale, al fine di permettere il maggior dispiegamento della propria volontà di potenza, decide di ignorare il problema. Che vi sia o meno un essere immutabile ed eterno le rimane indifferente.
Di più, la possibilità che esista un essere siffatto sarebbe di ostacolo per la propria indagine conoscitiva, che esige invece una disponibilità e divisibilità infinita delle cose. Una disponibilità e divisibilità della cose che costituisce anzi la condizione stessa della possibilità dell’esistenza di una scienza.
Quale che sia il punto di partenza o l’angolo di visione, la conclusione è sostanzialmente la stessa: che l’essere si sottrae ad ogni definizione compiuta ed il significato che gli si vuole attribuire appare incerto ed instabile.
La causa della effettiva inconoscibilità dell’essere non è data, a parere nostro, dai limiti della ragione umana (secondo quanto rilevato da Kant), ma, come abbiamo sin qui cercato di dimostrare, da un particolare uso della ragione.
Quel particolare uso che scaturisce quando sulla ragione prevale la forza della volontà. Al di là e prima di ogni rapporto con l’esperienza e con la struttura linguistica che ne deriva, sta il rapporto con ciò che determina prevalentemente l’ego ed il mondo che sta davanti ad un ego così determinato: la volontà, che è sempre volontà di potenza.
Alberto Re
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